Detto tra noi
domenica, 22 marzo 2015, 10:28
di fabrizio vincenti
L'attimo fuggente. Quello che vorresti non finisse mai. Quello che attendi da dieci o forse più anni. Quello che vuoi gustare, assaporare, respirare sino in fondo. Fatto di immagini che ti fanno salire la commozione. Con la testa che gira in tutte le direzioni, perché non sai da che parte guardare. E vorresti davvero non finisse mai. Quella folla, bellissima, che non voleva lasciare il Porta Elisa, che voleva gustarsi sino all'ultimo goccio il trionfo senza perdersi un solo momento, è l'immagine più bella che ci lascia un derby che è stato storico. Troppo il tempo passato dall'ultima vittoria, troppi i bocconi ingoiati, troppi gli spalti vuoti, troppa la sensazione di non poter uscire da un incubo, fatto prima di tutto di sfiducia cronica verso il domani. Contro il Pisa è come se la giornata di Correggio avesse avuto il suo completamento. Stavolta in casa, stavolta con uno stadio che si è ritrovato.
Dopo una settimana di passione come non si vedeva ormai da una vita. Tanti, tantissimi i ragazzini incontrati anche per la strada con le loro sciarpe e maglie: scene ormai dimenticate. Quasi che a Lucca lo stacco generazionale fosse irreversibile. Contro i nerazzurri è stato dimostrato che si può sognare, si può sperare. Anche di sabato. E un grande merito va a chi ci ha creduto. A partire dai ragazzi della curva: fantastici. Li abbiamo visti per pochi istanti in settimana, li abbiamo incrociati nel pregara: negli occhi la consapevolezza che questa era un'occasione unica per rilanciare il tifo a Lucca.
L'hanno saputa cogliere con intelligenza e con una passione che non è venuta mai meno. Anche quando erano in poche decine, spesso bistrattati da chi procede per luoghi comuni triti e ritriti, a volte, però, autoconfinatisi in una sorta di riserva indiana. Ora sono usciti fuori. Alla grande. Toccherà a loro gestire un patrimonio di passione che non ha prezzo che potrebbe rilanciare la tifoseria. Con la consapevolezza che aprirsi e cercare l'unione nel rispetto delle regole è la strada giusta. Tutto lo stadio li ha seguiti. Una lezione di cui saper fare tesoro.
A, a proposito di lezione, alla società chiediamo solo una cosa: non disperdete questo entusiasmo. Dopo Correggio, con due mesi scellerati, fu spenta la fiamma. Ora si è riaccesa. A Bacci e ai soci lucchesi, a cui non dovremo smettere di dire grazie per un miracolo che tre anni fa sembrava tale e che ieri avevano le lacrime agli occhi, chiediamo di lavorare per capitalizzare questo ritrovato entusiasmo. Un entusiasmo che ha contagiato tutti: veder gettare in aria Nanu Galderisi, uno che di derby se ne intende, sotto la curva non ha avuto prezzo. Come vedere la grinta di tutti i rossoneri, Mingazzini in testa, che in serie A ha passato una vita. O come Nolé al fischio finale. O ancora Di Masi, inginocchiato al rigore di Forte. Per gestire questo entusiasmo servirà buonsenso.
Quel buonsenso che abbiamo visto anche da parte delle forze dell'ordine. A cui facciamo i nostri complimenti. Per gestire l'ordine pubblico, serve buonsenso, che in passato non sempre c'è stato, e dialogo. Come si dice: prevenire è meglio di curare. Complimenti. E sentire il questore ringraziare tutti e chiedere scusa per i disagi alla città, è quello che dalle istituzioni, troppo spesso lontane, ci attendiamo sempre. Una giornata da incorniciare. E da cui partire per il domani. Con nel cuore delle emozioni. “Perché - come recita una bella canzone della Compagnia dell'Anello - sai, certe emozioni, specialmente se sincere, le conservo nella mente e diventano bandiere”. Bandiere rossonere.
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