Detto tra noi
lunedì, 6 marzo 2017, 19:26
di fabrizio vincenti
Si è voltata pagina. Finalmente. L'epoca di Andrea Bacci, della Coam, dell'asse Rignano-Lucca, via Scandicci, è alle spalle. Gli ultimi giorni non sono stati privi di tensione e lo stesso epilogo, con la rimozione dell'imprenditore fiorentino dall'incarico di amminitratore, comprova che la vicenda non si è chiusa tranquillamente. Anzi. Probabile vi siano strascichi. E pensare che Bacci, a gennaio, nell'ultima sua conferenza stampa fiume dalla sala stampa del Porta Elisa aveva assicurato di volersi fare da parte senza problemi.
"Lascio – dichiarò – perché il passaggio sia sereno e tranquillo e con l'augurio che qualsiasi componente ci sia riesca a fare molto meglio di quanto fatto sino a oggi. Chi ha espresso la volontà di coprire ora dovrà coprire e a quel punto convocherò l'assemblea, io non sarò un problema per il buon lavoro che vorranno fare e anzi se potrò dare una mano lo farò: non ho niente contro di loro. E comunque con me la Lucchese non falliva, sarebbe stata messa in liquidazione e poi sarebbe stata messa in un campionato di Eccellenza".
Lasciando stare la boutade sull'Eccellenza, decisamente offensiva per chi ama la Lucchese e che è lo specchio della schiuma della rabbia del fallimento personale nell'avventura, Bacci aveva assicurato che se ne sarebbe andato tranquillamente. Non è stato così, e qualche strascico legale è da mettere in conto. Strascico che non mette in discussione la sostanza: lui e la Coam sono fuori. La seconda vanta ancora un credito, probabile che l'ex numero uno rivendichi qualcosa. Ma lo farà da Firenze. La Lucchese è tutta in mano a una compagine di piccoli imprenditori locali.
E qui, bene dirlo, inizia l'avventura. Non basteranno le forze di questo nucleo di imprenditori che hanno avuto il coraggio, e un pizzico di incoscienza, di non mollare, di donare un futuro, a spese loro, alla Pantera. Serviranno altri soggetti. Nel caso in cui, come sembra, si voglia battere la strada dell'azionariato diffuso, ne occorranno tanti. Almeno una decina-quindici per garantire un futuro senza patemi. Resta da capire con quali prospettive, e in questo senso, se non si vuole solo vivacchiare, torma di attualità la questione dell'impianto di Capannori, dove dare vita a un centro sportivo. Capannori o altro, ma senza un centro i discorsi sul settore giovanile resteranno roba trita e ritrita.
E servirà un direttore generale all'altezza. Comandare in tanti è quasi impossibile. E già ora le teste non mancano, figuriamoci se dovessero arrivare altri imprenditori, sia pure in quota parte. L'unica strada è individuare un direttore generale, a tempo pieno, di part time, scusate, ne abbiano le scatole piene, che abbia autorevolezza, competenza, fiducia dei soci e, naturalmente, sia una persona perbene. Che sia un elemento di sintesi. Il buongiorno, si dice, si vede dal mattino. Già i prossimi mesi ci diranno dove potrà portare la Lucchese questa compagine societaria (a cui va un grande in bocca al lupo di cuore) e la lungimiranza del suo progetto. Di certo non avrà tempo per cullarsi sugli allori, e nemmeno potrà pensare di garantire, a pane e salame a tempo indeterminato, l'entusiasmo di una piazza che aspetta, ormai quasi rassegnata, che scocchi la scintilla. Non c'è tempo da perdere. C'è da programmare il futuro, recuperare la credibilità della società, pagare i debiti (tutti), rinsaldare il rapporto con la città e i tifosi. Il domani è già adesso. Forza.
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