Detto tra noi

Serve un passo indietro (di tutti) e non solo: una proposta

lunedì, 3 maggio 2021, 12:58

di fabrizio vincenti

E' finita come tutti sapevano: la Lucchese, nell'era del Covid, torna in serie D dopo una fugace e imbarazzante apparizione in C. E ci torna con pieno merito. Il campo poche volte ha espresso un giudizio così preciso, inequivocabile, equanime. Non arrivare nemmeno ai play out, oltretutto nel girone tecnicamente più scarso della terza serie, è un marchio indelebile. Un risultato che forse va oltre ogni pessimistica previsione, per quanto la pochezza della squadra fosse evidente sin da agosto. I cocci, dopo tante parole, sono rotti. E il botto si sente a distanza. Lo sentono prima di tutti i tifosi, quelli veri, che da più di un anno sono costretti a vedersi le partite in tv (a proposito: una vera manna per molti giornalisti che hanno riunciato persino a vedere dal vivo le partite, preferendo il comodo divano di casa o la scrivania di una redazione per le cronache e le approfondite disamine tecniche).

Fallimento, ecco la parola che non può essere sottaciuta, all'indomani di una sconfitta che, per come è maturata, va oltre il dato sportivo. Premesso che l'impegno e la buona fede non possono essere disconosciuti a questa compagine societaria – senza la quale, bene ricordarlo, la Lucchese non sarebbe ripartita o sarebbe probabilmente rimasta a navigare nei dilettanti nella migliore delle ipotesi –; premesso tutto questo, non si può fare a meno di chiedere, a questo punto, totale chiarezza. Quella chiarezza più volte invocata. 

E' giunto il momento, probabilmente, di chiarire quali sono le prospettive societarie, qual è il destino del progetto dello stadio. Ma, prima di tutto, è il momento di fare tutti un passo indietro: sarebbe troppo facile trovare il capro espiatorio, nella migliore tradizione italiana, capro espiatorio che prenderebbe la figura del direttore sportivo. Non sarebbe giusto: i suoi errori, per una squadra che ha tante volte ripetuto di procedere come un sol uomo, sono gli errori di tutti. Ecco perché l'ipotesi di dimissioni dagli incarichi di tutto il gruppo dirigente, di fronte a un simile disastro, ha una sua logica, più delle scuse dovute ma certo non sufficienti. Dimissioni per resettare, come atto dovuto, in attesa di capire quale strada imboccare 

Accanto alle dimissioni, a nostro avviso, servirebbe un patto chiaro: mettere in vendita la società, come peraltro va riconosciuto è stato più volte detto in primis dal direttore generale, qualora si profilassero investitori seri. Società in vendita per 30-40 giorni. Il tempo c'è tutto, prima di programmare una stagione che non si sa nemmeno quale categoria potrebbe riservare visto che c'è un briciolo di speranza di riammissione e visto che la Lucchese è riuscita a retrocedere col botto già ai primi di maggio. Mettere in vendita la società come a dire: se c'è qualcuno più bravo di noi e naturalmente perbene, si faccia avanti. Se tra 30 giorni non si farà, come molto probabile, avanti qualcuno, l'attuale dirigenza potrà, sgombrato il campo delle voci di chi sostiene che non vogliano mollare la società a nessun costo, procedere, secondo i piani e le disponibilità esistenti a andare avanti. Una cosa è certa: chi dice che devono riportare la chiavi al sindaco, non ha capito nulla. E soprattutto ha la memoria corta, talmente corta da non ricordare cosa hanno fatto e non hanno fatto le amministrazioni comunali per la Lucchese. 



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