Galleria Rossonera
lunedì, 19 novembre 2012, 12:11
di diego checchi
I tifosi rossoneri ancora oggi lo fermano per le strade della città e gli fanno notare quanto fossero appassionati per le sue telecronache sulle partite della Lucchese implorandolo di tornare in tv. Gino Mazzei ha lavorato con grande passione per anni all’emittente “Noi Tv” e poi è stato un protagonista altrettanto importante della pagina sportiva del “Corriere di Lucca”. Adesso è in naftalina, in attesa di una proposta concreta che lo possa coinvolgere e far riavvicinare fattivamente ai colori rossoneri. Da tanto tempo non parlava pubblicamente della Lucchese e lo ha fatto volentieri al nostro sito ripercorrendo dei momenti che nella storia rossonera sono e rimarranno indimenticabili come la finale di ritorno con la Triestina.
Come giudica il calcio a Lucca in questi ultimi anni?
“Tormentato, purtroppo ad alti e bassi. È mancata la continuità di una società che lavorasse a lunga gittata che potesse fare programmi e avere una sua stabilità, una gestione lineare. Questi sono problemi che non ha avuto solo Lucca, vista la moria di società e di fallimenti che ci sono stati in questi anni”.
Le sta piacendo il progetto impostato da Bruno Russo e dai nuovi soci, cioè quello sulla politica dei giovani?
“Certo che sì. Primo perchè è un qualcosa di logico, necessario e stimolante; secondo, perchè in queste categorie è l'unica maniera che ti permette di sopravvivere. Diciamo che se una società vuole avere un futuro non può che prescindere da lavorare in questa maniera”.
Secondo lei la Lucchese può vincere questo campionato?
“Onestamente lo sto seguendo poco per motivi professionali però per quanto mi dicono e per quello che osservo, non mi sembra un torneo di grande livello. La Lucchese non è partita con queste ambizioni e ha fatto un programma più incentrato sul futuro. E' possibile anche che ce la faccia, però credo che sia giusto non dare pressioni e lasciare che la crescita sia costante”.
Da esperto di calcio è favorevole alla riforma dei campionati in Lega Pro?
“Diciamo che siamo indietro da tanti anni, ma in Italia succede sempre così. Troppi interessi, troppe lobbies da mantenere. Siamo il paese che ha più squadre professionistiche e il primo che non se le può mantenere. Quello che è successo in questi anni con il continuo fallimento di tante società, anche rappresentanti di città importanti economicamente parlando, è lo specchio della realtà. Tornava invece comodo che ci fossero ancora tante squadre professionistiche. Diciamo che la riforma è divenuta una necessità. Speriamo che basti”.
Qual è stato l'anno calcistico che ricorda con più entusiasmo della sua attività professionale?
“Alcuni. In particolare quelli con Maurizio Viscidi come allenatore con il quale avevo instaurato un bellissimo rapporto, poi i primi della gestione Fouzi, con Simoni e Pea. In senso assoluto però penso la stagione 2001-2002, quella del grande sogno svanito nella finale play-off con la Triestina. Lavoravo per la televisione e ho seguito tutte le partite facendo le telecronache. Fu un crescendo bellissimo, con emozioni indimenticabili”.
Le sue sensazionali telecroniche.. Qual è stata la più bella?
“È rimasta storica quella con la Triestina al Porta Elisa dove onestamente persi un po' di professionalità e diventai un vero e proprio tifoso. Fu un alternarsi di emozioni incredibili, ancor oggi non riesco a capire come possa esser finita in quella maniera. Ho comunque tanti bei ricordi: a La Spezia feci la telecronaca in mezzo alla gente della tribuna e al gol della Lucchese alzai logicamente la voce. Qualcuno mi voleva zittire, intervenne un collega ligure per calmare gli animi. Ricordo con piacere anche le giocate di un atleta fantastico come Ivano Della Morte e proprio un Lucchese-Spezia in cui fece dannare tutti”.
Quanto le mancano le telecronache?
“Per certi versi parecchio. Onestamente mi piaceva e so di essere stato apprezzato sia per competenza che per la passione che mettevo nel farle. Poi c'era tutto un contorno con le trasferte in mezza Italia e tante esperienze vissute”.
A quando il ritorno in prima linea?
“Non sta a me dirlo. Sono cambiate tante cose nel calcio, anche nel mondo dell'informazione. Spero di avere una proposta carina per tornare a seguire da vicino le sorti della Lucchese e portare il mio contributo alla causa”.
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