Galleria Rossonera
mercoledì, 3 aprile 2013, 14:04
di diego checchi
È passato come minimo un anno e mezzo da quando Paolo Giovannini ha parlato per l'ultima volta con Gazzetta Lucchese, dopo quel maledetto fallimento di cui adesso tiene a ribadire alcune cose. Ne abbiamo approfittato per sentire ciò che pensa del campionato di Serie D il ds del Pontedera ma anche per celebrarne i suoi risultati positivi con la società granata.
“Ho detto ai ragazzi che abbiamo due o tre partite per chiudere il discorso e per andare in Prima Divisione. Tutti sappiamo che per noi è fondamentale fare questo passo – afferma il dirigente di Bagni di Lucca – altrimenti, il prossimo anno, la Seconda Divisione sarebbe troppo difficile da gestire per una “piazza” come Pontedera, dato che ci vorrebbero sforzi economici anche da parte della società. Vorrei ricordare che per la riforma dei campionati bisogna rimanere nelle prime nove posizioni per accedere alla Lega Unica. Credo che per tutte le società non sarà facile centrare questo obiettivo e che ci vorranno requisiti ben precisi come una società forte alle spalle e degli acquisti mirati”.
Parliamo del “miracolo” Pontedera.
“Parlando con mister Indiani durante il ritiro, dicevamo che questa squadra aveva le potenzialità per raggiungere una salvezza tranquilla e per arrivare tra le prime otto. Invece è successo qualcosa di inaspettato dato che la classifica ci vede secondi con una rosa molto giovane. Credo che il valore aggiunto di questa annata sia stato mister Indiani che ha saputo lavorare al meglio con il gruppo, migliorando ogni singolo giocatore. Inoltre ci sono elementi di qualità, tre su tutti: Leone, Capitanio e Gorelli, ragazzi del 1993 che stanno giocando titolari e sono sotto gli occhi di tutti. Vorrei ricordare che la regola prevede in campo giocatori del 1992, quando noi, invece, utilizziamo giocatori di un anno più piccoli. Alcuni di loro sono stati già venduti a squadre importanti, come Gorelli (Livorno) e Arrighini (Reggina). Sono convinto che tutti gli altri giovani che abbiamo in prestito torneranno alla casa madre perché hanno disputato un campionato molto importante”.
Questo Grassi stupisce sempre.
“Quest’anno Gigi è imprendibile. Il mister è riuscito a trovargli la posizione giusta, ovvero dietro la prima punta. In quel ruolo non è marcabile, le altre squadre sono costrette a far uscire un difensore per limitarlo e così riesce sempre ad essere pericoloso. Ha perso anni importanti a San Marino quando veniva impiegato davanti alla difesa. Ha dei colpi da Serie B ma non credo che per età e per questioni contrattuali possa più raggiungere questo obiettivo”.
Qual è il mix vincente tra lei e Indiani?
“Innanzitutto un’amicizia che dura da moltissimi anni. Già da quando ero a Castelnuovo e lui a Grosseto ci sentivamo e ci scambiavamo idee. Poi abbiamo vinto tanto insieme perché possiamo vantare gli stessi principi nella valutazione delle partite, nell’analizzare i dvd e nella conoscenza dei giocatori”.
Parliamo della Lucchese. Da esperto di questa categoria, visto che ha vinto alcuni campionati, la squadra rossonera può avere la forza di vincere il campionato?
“Tutto dipenderà dalla sfida di domenica prossima contro il Tuttocuoio. Se riuscirà a vincere avrà il 90 per cento delle possibilità di arrivare prima, altrimenti sarà durissima. Se poi il Pro Piacenza riuscisse a portare a casa il bottino pieno, la Lucchese dovrà fare la corsa su due squadre invece che su una. Credo sia un campionato molto difficile per diversi motivi e la Lucchese ha fatto il passo secondo la gamba, con dirigenti che sono stati sempre leali verso gli sportivi”.
Se l’aspettava che dopo il fallimento la Lucchese riuscisse in un anno a ritrovarsi in Serie D?
“Il fascino della maglia rossonera ha portato anche in Eccellenza giocatori di altre categorie, come Tosto, Francesconi, Granito ecc, che hanno fatto si di poter stravincere, con l’aiuto anche degli altri componenti della rosa, il campionato. Devo dire che comunque chi ha costruito la squadra ha fatto molto bene, perché non è facile per nessuno partire dal nulla e vincere subito”.
Che ricordi ha dell’esperienza di Lucca?
“I primi due anni sono stati straordinari, poi nei primi mesi della Prima Divisione abbiamo avuto problemi dal punto di vista tecnico, che poi siamo riusciti a risolvere arrivando settimi in classifica. Il rammarico più grosso è di non essere riuscito a salvare la società della Lucchese dal fallimento, anche se devo dire che il problema era troppo grande, non senz’altro dal punto di vista sportivo, ma più che altro sotto il profilo politico. Mi è dispiaciuto interrompere l’avventura in un modo così brusco”.
Ha dei rimpianti?
“Nella vita come nel calcio bisogna sempre pensare al presente. Dopo Lucca, dove ero riuscito a costruire una buona squadra in Lega Pro 1, sono dovuto ripartire dalla Serie D a Pistoia e adesso sono qui a Pontedera, in una società che mi stima molto e che mi fa lavorare bene”.
Ritornando a parlare della serie D, secondo lei il campionato è livellato più verso il basso oppure no, rispetto a quando l’ha disputato con la Lucchese?
“Due o tre squadre che hanno lottato sempre per il vertice ci sono state in tutti i campionati, non conta però il blasone delle società e vi faccio l’esempio della Pistoiese o della Spal. Anche se si chiamano in questo modo non hanno rispettato le attese e magari sono più in basso di squadre come il Tuttocuio che fa parte di un borgo. Conta soprattutto l’organizzazione e la professionalità, ma anche gli obiettivi che una società si è data. Ad esempio con il Castelnuovo ho affrontato la serie D come una sorpresa e siamo riusciti a vincere a dispetto di squadroni come il Latina ed il Grosseto, mentre a Massa e a Lucca ho disputato il campionato di Serie D partendo da favorita. Tutto questo per dire che comunque anche questo campionato di serie D è intenso e duro come ai miei tempi. Vorrei aprire una parentesi per quanto riguarda i giovani: sono partito in Serie D a Castelnuovo con due giovani, mentre a Massa e a Lucca ne ho avuti tre ed ora, in questa categoria, c’è l’obbligo di farne giocare addirittura quattro. E’ ovvio che questo faccia un po’ la differenza nella qualità delle squadre perché di solito in D non arrivano mai le prime scelte di società importanti e quindi bisogna arrangiarsi con quello che si trova”.
È favorevole quindi a questa regola?
“Credo che sia giusto far crescere i giovani e valorizzarli, ma c’è anche da dire che quando finiscono di essere fuori quota alcuni giovani, e l’esempio più lampante è quello di Biviglia, Di Paola e Inglese, non riescono più a trovare situazioni adeguate al loro valore e si devono accontentare di giocare in categorie dilettantistiche basse. Questo è un po’ il rovescio della medaglia”.
Ne approfittiamo anche per parlare di Favarin, che ha accettato la proposta di allenare una squadra di serie B in Repubblica Ceca.
“Sono contento che mi abbiate fatto questa domanda, dato che Favarin è un ottimo allenatore e vorrei sgombrare il campo da ogni possibile illazione. Tra di noi nonostante l’esonero di Lucca, non c’è stato mai niente, tanto è vero che ci sentiamo spesso ed anche di questa sua ultima scelta sono stato informato. Credo che Giancarlo abbia fatto bene ad accettare questa proposta, anche perché per uno che fa il suo lavoro con passione e abnegazione, non è facile stare a casa. Spero che questa opportunità possa durare più di un anno oppure sono convinto che possa trovare una sistemazione adeguata anche in Italia”.
Un augurio per la Lucchese.
“Sono di Lucca, abito a Lucca e quindi spero che faccia bene. Non sono tifoso di nessuna squadra, se non di quella per la quale lavoro. E’ chiaro che sarei comunque soddisfatto se la Lucchese riuscisse a raggiungere obiettivi importanti. Conosco i suoi giocatori e so del loro valore”.
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