Galleria Rossonera
lunedì, 3 giugno 2013, 17:53
di diego checchi
È tutta da raccontare la storia di Stefano Bellè, rossonero per pochi mesi nella stagione 2007-2008 con Piero Braglia in panchina. È finita male la sua avventura con la Lucchese, visto che ai primi di gennaio era stato messo fuori rosa e ha dovuto, per così dire, fare le valigie: “La situazione di quell’anno era molto critica e mi è dispiaciuto non poter dimostrare il mio potenziale a Lucca, ma non era possibile giocare con tranquillità perché la situazione economica era veramente disastrosa, tant’è vero che il giugno successivo, la società fallì. Peccato, perché ero venuto a Lucca con tanto entusiasmo e con la voglia di provare a vincere con questa maglia. A Lucca tornerei di corsa e chissà, anche come allenatore”.
Cosa sta facendo adesso?
“Questo è il terzo anno che faccio l’allenatore e devo dire che, in emergenza, fino a questa stagione ho anche giocato qualche partita. Dalla prossima stagione però, farò solo il tecnico”.
Per quale motivo ha smesso con il calcio professionistico?
“Perché la mia ambizione era quella di allenare e poi perché avevo qualche problema fisico di troppo. Ho allenato a Chieti Scalo, allo Sporting Tullum e allo Sporting Ortona”.
Il prossimo anno cosa farà?
“Ci sono molte situazioni che sto valutando, anche se penso di andare a Giulianova, sempre in Eccellenza, dove vogliono fare una squadra per vincere”.
Che differenza c’è tra allenare dilettanti e giocare nei professionisti?
“Credo che nei dilettanti, un allenatore si debba per forza adattare ai giocatori che ha, soprattutto alle loro esigenze quotidiane. Mi spiego meglio: nei dilettanti c’è chi lavora o va a scuola quindi, per farli rendere al meglio bisogna sempre stimolarli. Nei professionisti invece sono i giocatori ad adattarsi al tecnico”.
Che tipo di calcio insegna alle sue sqadre?
“Pratico un calcio molto offensivo e quando ce n’è stato bisogno ho messo in campo anche 5 punte!”.
Qual è stata la sua miglior stagione da calciatore?
“Il calcio mi ha dato tanto e sono riuscito ad arrivare fino in serie B. Le cose migliori le ho fatte a Grosseto nel 2004 dove ho giocato sempre da titolare esprimendo un ottimo calcio. Poi, ricordo con piacere anche le stagioni con il Pescara e con il Frosinone mentre ad Ancona, con Spalletti nel 2001-2002, ho perfezionato le mie qualità balistiche tanto che il mio punto forte sono state le punizioni dal limite”.
Conosce la storia della Lucchese e dei suoi recenti fallimenti?
“Sì e mi dispiace molto, questo accade spesso perchè i presidenti, di questi tempi, non si dedicano più con passione al calcio ma perseguono soltanto interessi personali per cui, alle prime difficoltà si defilano abbandonando al loro destino società e tifosi”.
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