Galleria Rossonera
lunedì, 9 novembre 2015, 08:29
di diego checchi
Era molto tempo che non parlavamo con uno dei giocatori più rappresentativi nel corso degli anni 2000 della Lucchese. Daniele Deoma è sempre stato visto come un faticatore. Certo, le doti tecniche non erano eccelse, ma sul campo dal 1' al 90' dava tutto. Arrivò a Lucca con mister D’Arrigo in panchina ed è stato uno dei protagonisti di quella finale persa contro la Triestina. Nel corso degli anni è rimasto a Lucca fino al primo anno di Fouzi Hadj quando non gli fu rinnovato il contratto. Con lui parliamo di calcio e anche alla fine di novembre farà l’esame di direttore sportivo e avrà un titolo importante nell’attesa di una chiamata per poter lavorare nel calcio. È in macchina e sta andando a degli appuntamenti, ma quando lo contattiamo parla molto volentieri con Gazzetta Lucchese affrontando anche il discorso riguardante il momento dei rossoneri.
“Il corso è iniziato il 7 settembre ed è durato per sei settimane dal lunedì al mercoledì. Ora devo preparare la tesi e dovrò discuterla a fine mese. I relatori della tesi saranno Accame e Piani mentre hanno fatto lezioni con noi il Direttore dell’Inter Piero Ausilio, quello della Roma Walter Sabatini, Fabio Paratici della Juventus e Riccardo Bigon del Verona. Per la Lega Pro sono venuti Aladino Valoti dell’Albinoleffe e Luca Andrissi del Renate. Durante il corso si sono alternati molti tecnici importanti come Renzo Ulivieri, Maurizio Viscidi e Adriano Cadregari. Questo corso mi è servito molto a migliorare le conoscenze del calcio”.
Che cosa sta facendo nel calcio?
“Sto vedendo tante partite, soprattutto di Lega Pro per rimanere aggiornato in attesa di una chiamata”.
Quanto le manca non essere impegnato in prima persona con una squadra?
“No, per me non è un problema. L’importante è farsi trovare pronti quando arriva la chiamata. È ovvio che bisogna andare a discutere di progetti con la società che ti chiama e capire se ci sono le condizioni per poter intraprendere un percorso. Bisogna essere elastici e pronti a cogliere l’attimo perché la chiamata può arrivare subito come mai”.
Cosa ricorda delle sue ultime esperienze da responsabile dell’area tecnica?
“L’anno di Castelnuovo è stata un’esperienza molto bella dato che con me avevo uno staff di primo ordine, con Russo allenatore, Superbi allenatore in seconda e Quironi preparatore dei portieri. Avevamo dato un nostro stile e poi a novembre cambiò società e quindi venimmo via tutti. Poi sapete com’è andata. A Castelnuovo vennero imprenditori di nome e non di fatto e la squadra non si iscrisse al campionato successivo. L’esperienza di Treviso è stata importante: nel primo anno, quando ero consulente di mercato, vincemmo il campionato di C2. Nel secondo anno, dove la società aveva difficoltà grossissime, non riuscimmo a salvarci anche se arrivammo a pari punti con Tritium e ai playout andarono loro per la classifica avulsa. A Mantova sono stato consulente di mercato del presidente Di Matteo e ho avuto delle esperienze positive che mi hanno fatto crescere sotto il profilo umano e professionale”.
Lei è stato implicato nel calcio scommesse. Come ha vissuto questa esperienza?
“Intanto è già stato tutto archiviato da molto tempo e chi mi conosce sa che sono un esempio di serietà ed onestà. Questa cosa mi ha dato comunque fastidio ma sono sempre stato sereno. Il fatto è successo perché al telefono, l’interpretazione la fa da padrona e ognuno può capire ciò che vuole”.
Ha mai visto la Lucchese in questo campionato?
“No, ho letto soltanto i giornali locali e se devo stare dietro a quello che dicono, capisco che il momento è delicato ed è frutto anche di qualche scelta poco comprensibile. Spero che si possa risollevare al più presto”.
Come è cambiato il calcio da quando giocava lei?
“Una volta chi giocava in Lega Pro poteva vivere di calcio. Adesso no. Stiamo andando sempre più verso il fondo. Credo che per costruire qualcosa la partenza debba essere sempre avere un settore giovanile di qualità con tecnici preparatori e persone affidabili, così un prodotto viene fatto in casa. Prendere come esempio l’Empoli, che è alla ribalta perché è in Serie A, ma dietro a questo lavoro c’è un grande settore giovanile”.
Lei è diventato dirigente anche di una squadra di pallavolo?
“Chiariamo subito che la pallavolo è un hobby e il calcio è lavoro. Al di là di questo, mi sono appassionato a questo sport perché mia figlia Benedetta gioca nella categoria 1999 della Nottolini Capannori, quindi, con il cambio di società, il presidente Paolo Gradi mi ha chiesto di fare una sorta di responsabile dell’Area Tecnica. Non tanto sul campo ma a livello organizzativo. Questo è uno sport che mi piace troppo”.
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