Mondo Pantera
mercoledì, 16 dicembre 2015, 14:50
C'era il libro, "Gli undici graffi della Pantera", c'era l'autore e una delle voci narranti del libro, Marco Pizzi, ma all'incontro alla libreria Ubik di via Fillungo il protagonista è stato lui: Bruno Russo. L'indimenticabile bandiera rossonera, infatti, ha vissuto di persona, quando da giocatore, quando da dirigente, ben sei delle undici partite narrate. Un piccolo record, che condivide con un altro rossonero della fantastica formazione che fu guidata da Corrado Orrico, Mario Donatelli.
La presentazione del libro è stata l'occasione giusta per rivivere alcuni di quei momenti, a partire dalla vittoria in coppa Italia con il Palermo, il 30 amggio 1990. "Fu un'impresa incredibile - ha spiegato - venivamo dalla vittoria in campionato con la promozione in B e davanti c'era un pubblico eccezionale, l'unicità di quella finale sta in questo; che mai tanta gente ha assistito prima e dopo di allora a una finale di coppa Italia di serie C. fu una stagione incredibile, io ero arrivato l'estate prima provenendo dallo Spezia, che proprio a Lucca aveva perso la serie B. Firmai l'accordo la settimana successiva, ma poi la Lucchese dovette fare una rattativa con il Taranto che era proprietario del cartellino: preferii venire a Lucca dove c'era una società molto seria".
Anni Novanta è come dire, prima di tutto, l'epopea di Corrado Orrico e quel sogno della serie A svanito di un soffio: "Credo che in quel primo campionato di serie B la promozione sfumò prima di tutto per la situazione del nostro allenatore che era in procinto di passare all'Inter. Quelle voci e quelle trattative lo distrassero. Orrico era uno che in settimana di levava il respiro dal lunedì al sabato: giusto la domenica ti faceva respirare perchhé tanto c'era la gara. Come iniziarono le voci, lui mollò un po' e noi di conseguenza. Credo che questo sia stato determinante, più degli infortuni, sia pure gravi di Monaco, Donatelli e Simonetta. In fin dei conti anche senza loro eravano rimasti in corsa, alla fine invece perdemmo male alcune partite".
Russo è stato anche autore di uno dei due gol nel derby a Pisa che è valso la vittoria dopo 14 anni. Un derby preceduto da momenti di tensione con l'allenatore di allora, non uno qualsiasi: Marcello Lippi. "Ci litigai di brutto - ha ricordato - perché alla vigilia mi chiamò da parte insieme a Di Stefano e ci disse che voleva vedere gli stessi movimenti a noi due: come dire che solo uno dei due avrebbe giocato. Io che fuori casa avevo sempre giocato e che ero sicuro di esserci a Pisa persi la tramontana: gliele dissi di tutti i colori. Davvero di tutto e di solito non sono uno che litiga con gli alleanatori. Poi abbandonai l'Acquedotto e andai allo stadio a fare la doccia. Pino Vitale mi cercò per calmarmi, la mattina dopo, il giorno della gara, Lippi annunciò la formazione e c'ero: segnai e non mi tolse più. Con Lippi peraltro ho un ottimo rapporto, ma quella volta andai giù pesante".
Protagonista dalla tribuna, perché infortunato, del drammatico match con la Triestina, Russo ha avuto l'innegabile merito di non far sparire il calcio a Lucca insieme a un piccolo gruppo di imprenditori locali dopo il secondo fallimento e di guidare la Lucchese a una straordinaria promozione in Lega Pro con la gara di Correggio. Un match incredibile. Unico. "Credo che emozioni così - ha spiegato Russo - siano quasi impossibile da ripetersi. I tifosi della Lucchese hanno avuto la fortuna di vivere qualcosa di più unico che raro. E dico la verità: è stata la più grande emozione che mi ha dato il calcio. Io che di solito non piango mai, a Correggio mi sono commosso sino alle lacrime. Se ci credevo? Sì, perché noi avevamo la storia della Lucchese a darci la forza, quei tifosi che vennero il sabato allo stadio alla partenza e la domenica mattina all'albergo ne sono la testimonianza. Generalmente una squadra che ha una storia batte una che non ne ha: è successo così anche quella volta".
Con la Lucchese il rapporto è finito male. L'unico rimpianto? Le mancate dimissioni. "Dovevo chiudere con il 4 maggio - ha terminato - e il 5 dare le dimissioni. La mia missione era conclusa. Avrei avuto bisogno di nuovi stimoli, di tentare la scalata alla serie B, ma del resto avevo capito che non mi avrebbero concesso di portare avanti il mio progetto, un progetto che, sono sicuro, avrebbe permesso alla Lucchese di arrivare magari anche in serie A". La prossima presentazione del libro sarà venerdì sera al circolo L'Artiglio di via Michele Rosi, a partire dalle ore 21. Oltre all'autore sarà presente Mia Pisano, una delle undici voci narranti.
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