Porta Elisa News
venerdì, 14 settembre 2012, 08:05
di fabrizio vincenti
Chedono tempo e il tempo, che, per chi crede, lo dona Dio, gli va dato, per quanto non sia nella nostra disponibilità di miseri umani. La Lucchese, intesa come società, sta marciando a fari spenti, ma sta muovendosi. L'arrivo di un altro nuovo socio, peraltro un imprenditore non di basso profilo ma conosciuto come Arnaldo Moriconi, al di là del contributo materiale che porterà, dimostra prima di tutto una cosa, ovvero che la Lucchese, come ha detto il suo presidente Giannecchini, sta provando ad aggregare la città nel suo nome. Non sarà facile, ma Giannecchini e soci ci stanno provando. E un anno in più di esperienza si stanno iniziando a vedere.
Siamo solo agli inizi, per carità, ma non va scordato che si ripartiva, per l'ennesima volta, da zero, e il riconoscimento che arriva dal presidente del Viareggio Stefano Dinelli, intervistato nei giorni scorsi da Aldo Grandi, è di quelli che contano. Il numero uno del Viareggio, alla domanda se ha mai pensato, viste le difficoltà incontrate nelle terre del Burlamacco, di trasferirsi a Lucca ha risposto: "Perché al di là del Quiesa (al di qua ndr), in questo momento, c'è una società che sta facendo un ottimo lavoro soprattutto che sta cercando di creare una rete territoriale di supporto al progetto Lucchese che era un po' il mio sogno che qua non riesco a concretizzare. Quindi, probabilmente, avete trovato qualcuno più bravo di me".
Scusate se è poco. Non è un riconoscimento di forma e non può che far piacere, perché, siamo convinti, è stato detto in piena sincerità. La strada, come detto, è lunga e molto complicata e anche a noi, dall'esterno, vengono dubbi, incertezze sul domani, soprattutto se dal campo, a fine stagione, dovesse arrivare qualcosa a cui tutti pensano ma nessuno dice. La società non è ancora strutturata a sufficienza, è evidente. Ma intorno e dentro di essa vediamo passione e voglia di fare. Con limiti e con errori, ma chi non sbaglia a questo mondo? Importante sarà fare tesoro degli errori e migliorarsi, migliorarsi e ancora migliorarsi. Con umiltà e piedi per terra. Di voli e relative cadute ne abbiamo già vissuti anche troppe. A proposito di errori, perché non sfruttare l'esperienza di Lodovico Poschi Meuron per creare un rapporto pìù strutturato con il mondo dell'informazione con il quale siamo ancora all'abc?
Due parole, infine, sui tifosi e sugli abbonamenti. Ci siamo francamente stancati delle polemiche su queste cose. Basta. Stop. Fine. Qui il problema non è se si faranno 50 abbonamenti in più o in meno: il problema è il calcio italiano, che ha generato il peggio degli italici vizi. Come quello che si seguono gli eventi solo se si vince. Da altre parti non è così: si segue perché si crede, perché ci si ritrova appartenenti a una comunità, perché ci si diverte a vedere rotolare un pallone guardando giocatori che hanno indosso una certa maglia. Perché si percorrono le strade dei padri. Poi, chiaro, se si vince, tanto meglio. Ma la vittoria arriva un attimo dopo e da essa si può in qualche misura prescindere. Fino a che non si riuscirà a riattivare un simile modo di concepire il calcio e, permetteteci, la vita e il rapporto con gli altri e con la propria comunità di appartenza, saranno solo polemiche fini a se stesse. E di queste polemiche ce ne freghiamo. Perchè, almeno su questo, vogliamo volare più in alto.
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