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Rosadini vuole il doppio salto: "Serve il passaggio di categoria, ma anche di mentalità"

sabato, 8 marzo 2014, 09:03

di fabrizio vincenti

Il progetto andrà avanti. E lui intende continuare a farne parte, per quanto non necessariamente nel ruolo che lo ha portato a Lucca. Ovvero quello di direttore generale. Giorgio Rosadini, dopo nove mesi dal suo arrivo a Lucca, traccia un bilancio e parla delle prospettive ma anche dei problemi in questa intervista con Gazzetta Lucchese. Un'occasione, prima di tutto, per ribadire la sua visione del calcio.

"Sono mesi intensi, siamo tutti concentrati nell'obiettivo finale e comunque stiamo lavorando alla proseczione di un progetto complessivo che sta andando avanti secondo le aspettative. Naturalmente tra i progetti c'era anche quello di avere una squadra competitiva e così è stato. E' una squadra che dà il massimo come disponibilità e risultati".

Ottimista sul campionato?

"Ci sta penalizzando solo una gra, quella contro la Correggese, dove c'è stato anche un pizzico di sfortuna: senza quella gara la classifica sarebbe diversa. E' chiaro che ora siamo in un momento cruciale. E il nostro approdo naturale è la Lega Pro: la Lucchese è innaturale che sia in queste categorie. Chiaro che ci vorrà anche un pizzico di fortuna: se poi loro saranno più bravi gli stringeremo la mano. Ad oggi, comunque, la squadra sta facendo il massimo".

L'approdo in Lega Pro sarebbe ossigeno sotto tutti i punti di vista, anche sotto l'aspetto economico.

"Saremmo in un'altra dimensione, e chiaramente la struttura dovrebbe essere adeguata. Per questo stiamo provando a accelerare anche sotto questo aspetto. Dobbiamo sviluppare anche accordi con squadre di serie A, che negli ultimi anni stanno manifestando attenzione crescente per i giovani da inviare poi nelle serie minori. Ma oltre alla categoria, non mi stancherò mai di ripeterlo, c'è bisogno di un salto di mentalità avendo a fianco tutte le componenti, comprese quelle istituzionali".

Si spieghi.

"Il nostro è un progetto da tre-cinque anni, dobbiamo fare un percorso in cui il settore giovanile è alla base. Dobbiamo contribuire, nel nostro piccolo a rivalutare i valori dello sport: competitività, lealtà, umiltà, disponibiltà al sacrificio. Il più grande sforzo che dobbiamo fare è creare una mentalità di questo tipo dal presidente all'ultimo dei collaboratori o al più piccolo dei giocatori. Ci stiamo lavorando, siamo in mezzo al mare, sono percorsi lunghissimi".

Interruzione del rapporto con il segretario Diansa: com'è andata?

"Riteniamo che in taluni punti strategici ci vogliano figure con determinate caratteristiche professionali. Per quanto Dianda abbia fatto tanto, ci serve un soggetto con determinate competenze, siamo già al lavoro e per il momento dormiamo sonni tranquilli da qui a fine stagione grazie alla presenza di Sironi, Di Sotto e Giometti: tre persone di sicura affidabilità".

A proposito di questioni aperte: a che punto siamo con il pagamento degli stipendi?

"Con tutti, anche con il settore giovanile, stiamo cercando di far capire che c'è un progetto e che ci sono delle regole. Se qualcuno non è in linea non può far parte di questa società".

Ma ci sono degli impegni precisi, presi verso chi dev'essere pagato e ne ha diritto.

"Stiamo facendo tutto quanto è possibile per quanto in un contesto non facile: è cambiato il mondo del calcio e non solo. Quello che è certo è che gli impegni presi saranno mantenuti, tutti mantenuti. C'è qualche difficoltà a essere precisi ma stiamo pagando tutti e anche per il settore giovanile stiamo provvedendo. Per quanto il mondo del calcio viva praticamente sovradimensionato al giorno d'oggi. Questo vale anche per i genitori, se si parla del settore giovanile, spesso si guarda solo al successo e non allo stile di vita che può informare chi fa sport".

Capitolo strutture: a che punto siamo?

"Se non si creano impianti, non è possibile dare continuità. Se avessimo un centro sportivo adeguato, con un bar, una pizzeria, e altri piccole attività, tra cui un campo in sintetico da 11, potrebbe essere una fonte di reddito, anche in occasione di tornei. Ho visto che si sono alcune possibilità: ne abbiamo prese tre in considerazione, tutti spazi pubblici".

Non è che avete avuto sinora un rapporto facile con l'amministrazione comunale: se non vi venisse incontro?

"Sono talmente fiducioso da non prendere nemmeno in considerazione altre ipotesi. Comunque il progetto andrà avanti. Lucca deve tornare tra i professionisti e deve dotarsi di un impianto sportivo più adeguato. Speriamo già per la prossima stagione o al massimo facendo in modo di iniziare i lavori durante la prossima stagione".

Conferma, venendo allo stadio, l'intenzione di riaprire la curva?

"Sì, è nostra intenzione, come pure di rendere più vivibile la struttura del Porta Elisa: ci stiamo lavorando".

Settore giovanile: può tracciarci un bilancio sia pure parziale?

"Abbiamo trovato un'organizzazione per certi aspetti più avanti della prima squadra. Stiamo provando a portare la mentatlià di cui abbiamo discorso prima a cui c'è da adeguarsi anche per quanto riguarda gli istruttori. Per lor c'è un progetto di crescita che passa da stage, corsi, nuove tecnologie, senza dimenticare che abbiamo messo in piedi una rete di scouting che segue 5-6 gare la settimana in Toscana e Umbria. E non scordandoci nemmeno dei rapporti avviati con società come Fornaci, San Donato e Aquilotti che sono entrate nel mondo Lucchese. Anche oggi due tecnici nostri sono a San Donato".

Sul fronte dei risultati delle squadre giovanili che si sente di dire?

"Contano relativamente, anche perché siamo impegnati quasi sempre a livello provinciale. Stiamo provando a creare i presupposti per quando ci confronteremo con realtà professionistiche. Quanto ai ragazzi, avevamo a inizio anno fatto delle ipotesi sulla base della loro struttura fisica, ipotesi che poi sono state associate ai risultati del campo. Ci sono dei ragazzi validi e abbiamo parecchie richieste, ma prima dovremo capire in che categoria saremo: dovessimo fare il salto, manterremo tutti quelli che ci sembrano validi".

A proposito di salto di categoria: pensate anche al ripescaggio?

"Ci sono delle norme federali e se ci sarà la possibilità di utilizzarle non ci tireremo indietro".

Dove si vede Giorgio Rosadini nella prossima stagione?

"Quest'anno mi hanno chiamato direttore generale, ma la definizione non è giusta, sono il responsabile di un progetto di cinque anni e andrò avanti su quella strada".

Lei è a stretto contatto con il presidente Bacci: ci sbagliamo o è più coinvolto con il passare dei mesi?

"E' vero, si sta focalizzando sul progetto, mano a mano che passano i mesi è sempre più coinvolto ed entusiasta di questa avventura nella Lucchese".




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