Porta Elisa News
venerdì, 23 ottobre 2015, 17:14
di diego checchi
Francesco Baldini non cambia schema di gioco: avanti con le proprie idee e a Santarcangelo vuole rivedere la sua squadra. Sono questi i concetti principali della conferenza stampa del tecnico rossonero che è tutta da seguire dato che spiega, a modo suo, il momento dei rossoneri.
Tutti gli allenatori dicono che la migliore medicina è il lavoro. È un'affermazione giusta, ma soltanto quello non può bastare a superare un momento di difficoltà. Cosa serve oltre al lavoro?
“La parola lavoro è un termine generico perchè in realtà ci sono mille sfaccettature in questa accezione: bisogna agire sulla testa dei giocatori, oppure ricomporre nello spogliatoio quel qualcosa che non è andato e anche a livello tattico. Quando una persona usa la parola “lavoro” intende tutto in generale”.
Nell'ambiente rossonero c'è molta fiducia sul fatto che in settimana si lavora bene ma che poi tutto ciò non viene espresso durante la domenica. Andrebbe bene per una squadra di ragazzini, ma quella rossonera non lo è.
“Purtroppo dobbiamo parlare dei “se”. Perchè se riusciamo a segnare all'inizio della gara invece di subire un gol, cambia tutta la partita. Ovviamente paghiamo degli errori e su questo punto di vista sto chiedendo la massima concentrazione. Non stiamo esprimendo ciò che mi piace al massimo. Voglio perdere, ma come abbiamo perso a Foggia, oppure come con la Fiorentina, non come le ultime uscite. Non cambio modulo, né idee, voglio rivedere la mia squadra capace di andare avanti e attuare un calcio offensivo, perchè se l'ho vista dopo sette giorni di ritiro, vuol dire che i ragazzi possono esprimersi sempre così. Ci stiamo giocando qualcosa di importante ed è chiaro che “le scatole” girano a tutti, compresi i ragazzi. Mi piacerebbe si togliessero le paure di dosso nei momenti di difficoltà”.
Il periodo di Di Masi è un po' particolare, strano che vada in difficoltà un giocatore esperto come lui.
“Siamo tutti essere umani. È logico che non stare bene al cento per cento può causare errori. Non ho mai messo in discussione Beppe, non ho mai chiesto un altro portiere né messo gli accenti sui suoi errori. Per me è un giocatore importante. Ma come voglio più da lui, voglio di più dagli esperti come Mingazzini, Nolè, ecc, ecc. La squadra deve avere maggiore concentrazione in quello che fa”.
Nascondere la squadra in un'amichevole a porte chiuse durante la settimana ci sembra assurdo.
“Sono d'accordo, ma se ho fatto un allenamento a porte chiuse è perchè qualcosa ho cambiato. Se chiudo le porte non lo faccio per voi giornalisti, bensì per qualche eventuale osservatore delle altre squadre. Non cambierò modulo, ma cambio interpreti, perchè questo è il mio modo di vedere il calcio. Cambierò qualcosa in difesa: per esempio, Espeche può giocare terzino destro e Benvenga terzino sinistro”.
Cosa può significare la partita di domani?
“Vi assicuro che andrà in campo una squadra tosta che vorrà vincere”.
Da dove vengono le pressioni?
“Viene dalla voglia di far bene di questi ragazzi che, non riuscendo, fanno fatica. Non abbiamo a che fare con dei poco di buono, sono un gruppo unito e in gamba che ce la sta mettendo tutta per dimostrare il suo valore ma che non riesce a fare ciò che vorrebbe e questo crea uno stato di tensione che viene soltanto dall'interno”.
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