Porta Elisa News
mercoledì, 17 luglio 2019, 15:30
di alessandro lazzarini
Dal punto di vista della gestione del patrimonio pubblico per certi aspetti il fallimento della Lucchese Libertas è andato a risolvere alcuni problemi con la Corte dei Conti in cui l'amministrazione comunale sarebbe potuta incorrere a causa dell'incuria nella manutenzione straordinaria dello stadio. Quando è emersa la necessità di un impianto alternativo per poter disputare campionati professionistici, infatti, si è anche capito che l'amministrazione Tambellini era da tempo a conoscenza del fatto che il Porta Elisa avesse carenze strutturali tali da non poter essere considerato conforme agli standard di sicurezza richiesti e che l'adeguamento richiede l'investimento, peraltro mai chiarito nei dettagli, di una enorme cifra non prevista nei documenti pluriennali di programmazione economica e quindi difficilmente reperibile. Contestualmente è anche emerso che nessun tipo di contromisura era stata adottata dell'Ente, che di fatto pur conoscendo le criticità dell'impianto non si era in alcun modo attivata per dotarsi di uno strumento finanziario fra i tanti disponibili finalizzato al recupero dell'agibilità dello stadio.
Gli Enti pubblici hanno il dovere di garantire la rendita dei mezzi disponibili e, qualora tale entrata dovesse venir meno per motivi riconosciuti come negligenza dei funzionari, la Corte dei Conti potrebbe indagarli per ‘Danno erariale’ in quanto, in sostanza, il mancato guadagno comporterebbe un danno per la collettività. Semplificando, uno stadio abbandonato a se stesso non può più essere fonte di introiti per l'Ente, che si troverebbe con meno risorse a disposizione per fornire i servizi o gli investimenti a cui è preposto e che pertanto dovrebbe recuperarli, ad esempio, con maggiori tasse ai cittadini, o organizzando meno eventi e così via. E' una disciplina complessa e intanto ci vuole che sia dimostrata una negligenza, un dolo diciamo, da parte degli amministratori o dei dirigenti, senza considerare che se la spesa da dover sostenere è molto elevata, i giudici possono considerare legittimo non affrontarla per cosiddetto 'vantaggio indiretto', valutazioni che variano di caso in caso.
Ancora, configura un 'Danno erariale' anche il non prendere le iniziative necessarie a recuperare una cifra stabilita in modo congruo ma non corrisposta dall'obbligato, nella fattispecie dello stadio ad esempio non possiamo che riferirci ai canoni della concessione non pagati o pagati in ritardo dalla vecchia proprietà della Libertas, questione sul quale l'esecutivo si è poi mosso con tempistiche che potrebbero anch'esse essere oggetto di valutazione. Per approfondire ulteriormente l’argomento si possono anche ricordar ele critiche ricevute dall’amministrazione per non aver contribuito in alcun modo alla manutenzione del Porta Elisa quando lo stadio era ancora in concessione alla Lucchese: non è stato solo disinteresse per la causa, ma anche il rischio di incappare in una procedura in quanto fornire dipendenti pubblici per svolgere quei lavori avrebbe significato apportare un vantaggio a un privato (i proprietari della squadra) con risorse pubbliche, ovvero il costo del lavoro dei dipendenti comunali.
Ma c'è di più, ovvero che è possibile considerare 'Danno erariale' anche una negligenza che conduce a un danno d'immagine per la pubblica amministrazione e, nel caso del Porta Elisa, non dobbiamo dimenticare che la tribuna coperta è tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, pertanto discrezionalmente valutabile come patrimonio che va formare la percezione complessiva del territorio all'esterno: un suo deterioramento fino allo stato di inagibilità può far pensare a un Ente Pubblico lucchese non efficiente, danneggiando il prestigio del territorio e della Pubblica amministrazione in generale.
Sia chiaro, non stiamo in nessun modo intendendo dire che l'esecutivo Tambellini o quelli che lo hanno preceduto rientrino in questa casistica, anzi, basandoci sul contesto italiano, specie per quanto riguarda gli stadi in particolare, ci sembra del tutto improbabile che qualcuna delle evenienze sopra descritte possa al momento rappresentare una criticità per l'amministrazione lucchese. Tuttavia è evidente che in futuro, qualora non dovesse essere trovata una soluzione che conduca anche alla salvaguardia dell'integrità delle strutture sportive cittadine e dello stadio in particolare, la questione potrebbe porsi anche in questi termini e sarebbe stato molto più complesso affrontarla con una squadra cittadina esposta in un campionato professionistico. E' chiaro dunque che adesso Tambellini e Ragghianti dovranno muoversi anche con l'urgenza di garantire alla città strutture sportive adeguate, per non privare le finanze dell'ente gestito degli introiti del patrimonio pubblico destinato a una funzione sociale tanto diffusa come quella sportiva. In altre parole, ha ragione Tambellini quando riferisce che con le risorse disponibili bisogna darsi delle priorità, ma la realtà è che il diritto pubblico italiano non contempla il trascurare quel patrimonio pubblico che può esser fonte di introiti, pur fornendo ampi margini di manovra per la manutenzione.
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