Porta Elisa News
lunedì, 8 giugno 2026, 14:30
di maurizio silva
Dopo la ripartenza dell’anno scorso, affrontata con impegno, investimenti economici, passione e infinita volontà da parte del patron Brunori, i risultati sportivi meritatamente ottenuti nel corso della passata stagione, ci fanno ritrovare all’inizio dell’estate, con una rinnovata aspettativa di affrontare, ancora una volta da protagonisti, la nuova categoria conquistata. Per fare questo, sta avvenendo una “rivoluzione” che rinnoverà profondamente (e si può dire anche giustamente) sia lo staff tecnico, che il parco giocatori, adeguandoli alle rinnovate ambizioni e avvicinando l’idea di calcio della proprietà a quello che questa si aspetta di vedere sul campo. Non è un caso, in tutto questo, il cambio “generazionale” del tecnico, con la scelta ormai praticamente certa, di un allenatore giovane che, a quanto dato vedere, fa di un calcio propositivo ed impositivo, votato al controllo del gioco attraverso la fase d’attacco, il marchio che lo ha distinto nella passata stagione.
Sarà certamente una scommessa, vista età ed esperienza del nuovo allenatore, ma sicuramente sarà una impostazione in linea con carattere, pensiero e aspettative di Brunori; sarà poi il campo a decretare il successo o no di queste scelte, ma è da approvare in pieno la volontà di evitare disaccordi e dissapori sulla fase tecnica, tra dirigenza e squadra. Cosa che a quanto si è capito, è capitato – nonostante gli ottimi risultati-, la scorsa stagione.
Ma è un’altra la situazione che deve essere affrontata e chiarita con lo stesso impegno e con la stessa attenzione. L’organigramma della passata stagione della Lucchese, era adeguato ad una società di Eccellenza, facendo però già fatica -per certi aspetti- a funzionare correttamente per una società di Eccellenza ma con volontà e mezzi da squadra professionistica come era la Lucchese.
Per meglio chiarire, la linea di comando era presidente (patron) Brunori e successivamente direttore generale Gianni. E in pratica lì finiva, restando poi come figure societarie accessorie, il segretario e Massimo Morgia, con un non ben specificato ruolo, approssimativamente simile a quello di Ranieri a Roma (non ce ne voglia la leggenda rossonera se lo assimiliamo ad una situazione che poi si è rivelata più di imbarazzo che di sostanza, ma la non chiarezza dei ruoli, genera sempre –prima o poi- fraintendimenti e problemi di ogni tipo). Il settore giovanile in fase di ricostruzione, ha fatto miracoli, ma chiaramente non poteva avere una struttura adeguata, essendo ripartito da sottozero.
Quello che si vuol dire con queste brevi note è che, a volte durante la passata stagione ed anche in questi ultimi giorni di attività della Juniores, si è notata una inconsistenza dell’apparato rossonero, a volte iperattivo su certi fronti, mentre in altre situazioni assente o quasi.
Inutile sottolineare come la costruzione di una società calcistica non passi unicamente dall’impostazione di una prima squadra forte, ma soprattutto dall’impostazione di un organigramma societario chiaro e completo in ogni sua espressione, dando ruoli precisi e suddivisi per compiti chiari a quanti, a diverso titolo e con diverse capacità, ricoprono i ruoli assegnati per conseguire gli obiettivi preposti.
Può quindi sembrare superfluo dirlo, ma per arrivare agli obiettivi da tutti sognati e –grazie a Dio- inseguiti anche da Brunori, si passa da molti particolari che piccoli non sono, che fanno funzionare ogni reparto come un orologio, che vanno dalla presenza di un dirigente con autonomia gestionale diretta, sette giorni su sette in sede, ad una struttura organizzativa complessiva che cresca col crescere della categoria, anno dopo anno, eliminando incertezze su ruoli o incomprensioni di fondo che, a lungo andare, portano solo problemi da risolvere successivamente.
L’impostazione di un disegno complessivo che vada a creare una società calcio Lucchese, di vero riferimento per il territorio, che vada dalla scuola calcio per bambini, ad una prima squadra di professionisti passando attraverso un forte e strutturato settore giovanile, cresciuto e maturato col giusto tempo, non è una cosa che si improvvisi o che si decida semplicemente mettendo le risorse economiche adeguate e reperendo le strutture tecniche necessarie. È un processo di sviluppo che parte dalla chiarezza e completezza dei ruoli societari, da una maturazione di crescita e consapevolezza, oltre che da un rinnovato rapporto di fiducia col territorio e con quanti sul territorio operano in questo settore. Non dimenticando gli anni di reciproca incomprensione che sono passati, non dimenticando gli strascichi dei molti, troppi fallimenti che hanno visto costantemente la società rossonera ripartire dalle macerie, senza aiuti e collaborazioni, assistendo anzi alla diaspora del proprio parco giocatori senza vedersene riconosciuto –in qualsiasi modo si voglia intendere questo- il lavoro svolto da quanti ne avevano –sul territorio- approfittato. È bene ricordare la situazione che si è presentata lo scorso anno -anche negli uffici comunali- davanti alle richieste di aiuto fatte alle tante società dilettantistiche che operano nei settori giovanili in Lucchesia, con una sostanziale risposta negativa o disattenta, praticamente voltando le spalle alla richiesta di aiuto, accoratamente fatta dalla neonata società rossonera.
Poi meriterebbe un capitolo a parte il riflettere come una volta il calcio giovanile si basava sul volontariato, con pregi e difetti di questa modalità, mentre ora è quasi esclusivamente fondato sul dragare le quote di iscrizione dei ragazzi, dovendo sostenere le “nuove professionalità” e i nuovi modelli economici di sfruttamento del calcio. Inutile poi domandarsi il perché dei risultati di una Nazionale che non va più ai mondiali o anche semplicemente perché ci sia tanta rivalità nel settore giovanile, soprattutto nella fascia dei bimbi più piccoli. L’aspetto sportivo, dalla serie A alle scuole calcio, è in terzo-quarto piano, inutile nasconderselo.
L’auspicio che ci facciamo e che facciamo, è che patron Brunori abbia la pazienza e la lungimiranza lucida di progettare una società oltre che una squadra rossonera, utilizzando una visione di insieme che possa consentire una crescita equilibrata, sostenibile, ben radicata sul territorio della squadra della nostra città. E tutto questo nei modi e nei tempi adeguati, senza fretta e senza indugi, in modo da avere nella chiarezza della propria organizzazione interna e nei rapporti con l’esterno, la forza necessaria per affrontare le sfide che, in maniera crescente, le si porranno davanti negli anni a venire.
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