Rubriche : racconto rossonero

Il risveglio

giovedì, 27 settembre 2018, 08:50

di simone pellico

Il principe Fanucchi con una casacca diversa ci porta fuori dalle favole. Il principe azzurro non può essere arancione, non torna, non funziona. Nonostante questo, il bacio di Fanucchi riesce a risvegliare la Pantera addormentata, e rimaniamo con un lembo di labbro attaccati alla favola bella che ieri ci illuse, che oggi ci illude. Forse.

La Lucchese si presenta appunto di bianco vestita, come la principessa addormentata in attesa del bacio. Sotto lo sguardo dell’ex cerca di fare bella figura, e al decimo passa in vantaggio con Bortolussi, che inizia a costruirsi la divisa da migliore in campo. Fanucchi è sorpreso giusto il tempo di un minuto. Dopo di che approfitta di una delle tante sbavature difensive e pareggia il conto. Qualcuno in curva ospiti magari esulta per un attimo, scambiando il gol di oggi con un fotogramma della stagione scorsa. A non esultare è invece Fanucchi, vestendo formalmente il lutto nei confronti della ex squadra. Una prassi fra il rispetto e il paraculo che tanto fa parlare nei bar e nelle trasmissioni. Esultare è l’essenza del calcio come dice qualcuno? Il non esultare rappresenta una scelta politicamente corretta da fair play omogeneizzato, o è un retaggio cavalleresco rimasto sul campo di battaglia metaforico rappresentato dal campo di gioco? Su ciò ogni Amleto interroghi il proprio teschio.

Intanto il film della partita continua a girare, ma in difesa la Pantera oggi pare aver assunto solo comparse. La Pistoiese pressa e tira senza successo. Poi una geometria raggiunge il solito Fanucchi che con due mosse realizza lo scacco matto. Stop a seguire di tacco e cross a pallonetto che Latte (nomen non omen) deve solo appoggiare in porta. Due a uno e seri dubbi sui sentimenti del principe nei confronti della bella rossonera. I giocatori arancioni continuano ad esultare in zone a caso del campo perché curva e gradinata sono chiuse. Viene così esaltato al meglio il super potere dei tifosi pistoiesi: l’invisibilità. Nel settore ospiti invece iniziano gli scongiuri. La Pistoiese continua a martellare e Fanucchi è il miglior fabbro. Intorno alla mezzora la Pantera si attacca alla bandierina dell’angolo come un naufrago alla zattera. Vengono battuti tre corner consecutivi che hanno l’effetto di addormentare la difesa di casa. Così Bortolussi, in beata solitudine, striscia la testa sul pallone che pareggia il conto.  

Poco dopo Strechie vuole approfittare dell’attacco di narcolessia pistoiese e tira da casa sua. Il portiere arancione è già in pantofole e si muove felpato, arrivando con un ritardo da treno di pendolari. La Lucchese è di nuovo avanti e chiude il primo tempo con una media da cecchino. La Pistoiese invece rimugina sulle troppe occasioni avute e non capitalizzate. Favarin intanto si muove in panchina tutto vestito di nero e con una sospetta testa rasata, riportando a galla il problema dello squadrismo fascista allo stadio. Ci vuole forse una commissione apposita? La Stasi democratica deciderà.

Dopo il famoso tè caldo le squadre si rimettono in campo come gli omini del Subbuteo. La Lucchese vuole dimostrare che bella addormentata non è più, avendo passato il sonno agli arancioni. Dopo un quarto d’ora però il campo pende di nuovo verso la porta rossonera. Ma Favarin ha sistemato la difesa ballerina del primo tempo e si rischia poco. La Lucchese trova addirittura il colpo gobbo con Sorrentino, che con un tiro fra il pregevole gesto tecnico e la sbucciata cala il poker rossonero. Avendo una curva verso cui festeggiare Sorrentino parte di slancio togliendosi la maglia e mostrando un vistoso reggiseno, venendo ammonito e poi sostituito. La Stasi democratica dovrà stabilire se l’ammonizione e la sostituzione verso un giocatore dotato di reggiseno possa costituire discriminazione verso le donne nel calcio o uno dei cento orientamenti sessuali creati nei laboratori arcobaleno. 

 Il risveglio della bella è completo e il principe Fanucchi può uscire dal campo. La Pistoiese continua a giocare e provarci ma la sabbia nella clessidra è ormai finita. Gli arancioni restano con il cerino del gioco in mano. Un altro cerino invece verrà buttato il giorno dopo sui monti pisani, dando inizio a un inferno che nemmeno Dante avrebbe augurato quando parlava di quei luoghi. Bruceranno piante e anime, spiriti antichi e antiche speranze. Il boia incendiario riuscirà nel miracolo di unire tutti a Pisa, in un’unica passione collettiva. Quando scriviamo non è ancora domato né il fuoco nei boschi, né il fuoco nel petto di ognuno di noi.



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