Rubriche : romanzo rossonero

Vergogna in bianconero

lunedì, 25 febbraio 2019, 13:39

di alessandro lazzarini

Al fischio d'inizio di Juventus under 23 - Lucchese l'età media dei bianconeri è di circa 25 anni, quella dei rossoneri di quasi 24. Si, avete letto bene, la Libertas manda in campo una formazione più giovane di quella della squadra B juventina, ovvero della compagine che, secondo i 'grandi' dirigenti che vogliono risollevare il calcio italiano dalla mediocrità, sarebbe dovuta servire a far finalmente giocare le 'promesse' per valorizzarle e renderle competitive ad alto livello, dove salvo fenomeni sono soliti ammuffire in tribuna, magari per far spazio a vecchi tromboni a fine carriera raccattati a parametro zero in giro per il mondo.

Se pensavate che il peggio del calcio professionistico italiano avesse lo zenit nelle regole burocratiche sanate a suon di penalizzazioni ed esclusioni in Lega Pro, nel calendario vacante per l'incertezza su ripescaggi e numero di partecipanti alla serie B e così via, ecco, se pensavate questo vi state dimenticando del vizio d'origine che avrebbe per definizione falsato questo sciagurato campionato: la Juventus under 23. Una squadra che può vincere il campionato ma che più o meno non può retrocedere, una squadra schierata per valorizzare i giovani della primavera ma che invece ha fatto calciomercato sia ad agosto che a gennaio, quando visti gli scarsi risultati ha pensato di portar dentro in prestito il trentenne Mokulu dal Carpi. Una squadra che adesso purtroppo ha pure tolto tre punti che sarebbero stati utilissimi alle Pantere.

Fa sorridere, o forse sgomenta, che le cosiddette facce nuove della dirigenza del calcio italiano, gli Albertini, Tommasi, Costacurta, pensassero che il modo per risolvere la propensione alla mediocrità del pallone della Penisola fosse mandare dei ragazzi a giocare in una categoria che da tempo non è più considerata allenante in vista dei livelli di eccellenza: salvo rare eccezione i ragazzi mandati in serie C sono considerati non adatti per la massima serie, tanto che i migliori piuttosto vengono tenuti nelle primavere o ad allenarsi nella prima squadra, al massimo mandati in prestito nelle 'piccole' della massima divisione. La realtà è ben altra e cioè che le squadre B così concepite altro non sono che vetrine che possano permettere ai grandi club di mettere in mostra gli scarti delle giovanili per piazzarli la massimo prezzo nelle categorie inferiori, così da realizzare la migliore plusvalenza possibile con calciatori che, finito il ciclo delle giovanili, sono in esubero. I ragazzi che abbandonano le primavere per andare nei dilettanti sono di fatto perdite, mentre ogni altro venduto a un qualsiasi prezzo è un ricavo secco: ecco perché serviva una vetrina, si tratta di una manovra contabile, come al solito a discapito delle squadre più piccole, fra l'altro già da anni divenute il palcoscenico delle cianfrusaglie dei colossi del calcio.

Tuttavia non è nemmeno questo aspetto a raccontarci con la migliore evidenza possibile quanto aver giocato a pallone, i nuovi dirigenti sono tutti ex grandi calciatori, non significhi capire di pallone. Il modo in cui la Juventus under 23 contraddice e umilia lo spirito del calcio, ancor più che nella sua natura di squadra concepita coi fini che abbiamo appena visto, sta nello squallore che si porta intorno: senza tifo, senza spettatori, in un campo qualsiasi a noleggio e giustamente rifiutata pure dalle tifoserie avversarie, che non accentandone l'esistenza disertano le trasferte. Quando sono in campo gli uomini allenati da Zironelli lo stadio di Alessandria è il Tinder del calcio: in tribuna solo osservatori annoiati al mercato delle vacche, scrivono 'si' e 'no' accanto ai giovani che vedono sgroppare sul prato dietro al pallone. Senza bandiere, senza colore, senza urla e passione il calcio semplicemente non esiste e chi crede di poterlo trasformare in pura contabilità è destinato a sbattere sempre più forte la testa con la sua immutabile natura popolare e di gioco non governabile coi freddi mezzi della ragione, così basta che la palla rotoli alla rovescia perché si imbatte in una zolla fuori posto che il giorno dopo si crolla in Borsa.

Sia chiaro: in primo luogo tutto ciò è umiliante per i ragazzi spediti in campo con l'illusione della maglia bianconera, nessuno dei quali ha la benché minima speranza di esordire mai in prima squadra, anche perché a parte qualche elemento sui 21 anni, gli altri son tutti più 'anziani', ovvero giocatori fatti che salvo inusuali maturazioni tardive son destinati a una vita in serie C o poco più. In secondo luogo, ovviamente, è irrispettoso per chi deve giocarci contro in un clima surreale, contornato solo da addetti ai lavori come la partitella del giovedì, un allenamento che però costa dei punti. Per i giocatori della Libertas poi l'umiliazione è doppia, loro che avrebbero un pubblico, una tradizione popolare e delle bandiere al seguito, ma costretti ad arrabattarsi nell'incertezza di percepire lo stipendio ed in un contesto che ormai ha travalicato l'intollerabile, coi proprietari irreperibili e la gestione ordinaria fatta alla meno peggio in modo volontaristico per una società che giorno dopo giorno sembra inevitabilmente destinata a riportare ancora una volta marchio e colori al punto zero dell'Eccellenza. Insomma, ragazzi che lottano per un futuro che a livello di squadra sembra non esserci, ma che perlomeno possono mettersi in mostra sperando di averne uno loro, ovviamente lontano da Lucca.

In questo contesto evidentemente ha poco senso mettersi a fare il commento di una partita che, a cose normali e con una formazione meno improbabile di quella schierata nel primo tempo, probabilmente sarebbe stata vinta (la Lucchese, oltre ad essere più giovane è anche assai più forte della Juventus under 23); tutto ciò non conta un bel niente perché adesso l'unica cosa che ha un qualche significato per la Pantera è porre fine a questa gestione vergognosa che infanga il buon nome della squadra e della città. Chi di dovere agisca chiedendo il fallimento di questa società, se davvero è insolvente, e non annunciandolo senza seguito (il Comune), minacciando di non far partite i bus o disertando allenamenti. Anche i calciatori potrebbero, ma chi ha programmato lo sfascio sapeva bene che erano proprio loro il punto debole di quanto avevano ordito e si sono premurati di pagarli, quindi non si può chiedere proprio a loro di metterci un'altra volta la faccia, rischiando ancor più di non ricevere le proprie spettanze, magari per ulteriore ripicca. Solo davanti a un Giudice i nodi possono venire al pettine, così che a parziale ristoro di questa agonia si possa almeno finalmente leggere nero su bianco chi l’ha pianificata, voluta e realizzata.



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