Rubriche : romanzo rossonero
lunedì, 9 dicembre 2019, 17:50
di emanuela lo guzzo
È l’8 dicembre del 2013. Lucchese e Massese sono sullo 0-0 quando all’’89 il gol di testa in mischia di capitan Aliboni scatena l’esultanza del Porta Elisa regalando alla Lucchese la settima vittoria consecutiva e la vetta della classifica del campionato di serie D in coabitazione con il Romagna Centro. Con la Curva Ovest chiusa, la corsa dei rossoneri - tra cui ci sono anche Nolè e Tarantino - è verso la gradinata.
Sono passati sei anni da allora, sei 8 dicembre – quello del 2016 ha visto la Lucchese imporsi 1-0 sulla Cremonese con gol di Forte in una stagione culminata con i play off per la serie B -, infinite emozioni e profonde delusioni. Oggi Fabio Aliboni di gol decisivo ne ha messo a segno un altro diventando papà di Federico proprio mentre un altro Federico, il giovane Papini, si apprestava a diventare l’eroe di giornata ponendo la sua firma sulla rete che, ancora una volta all’’89, regala a questa Lucchese un secondo posto che sa di scalata, di riscatto e di risarcimento. Nel giorno in cui i cristiani celebrano il dogma dell’Immacolata concezione, i credenti rossoneri recitano la propria professione di fede nel loro tempio, quello in cui non hanno bisogno di guide spirituali o profeti improvvisati per sapere di che colore hanno il cuore. Il clamoroso gol di Cruciani che segna praticamente da casa sua, ma più di tutto il suo dito puntato al cielo, sono spiccioli di vita che qui oggi valgono e significano ricompensa, sospiri più alti e pensieri preziosi.
Quando poi il fanalino di coda Lavagnese pareggia a cinque minuti dalla fine del match, al Porta Elisa - contrariamente a quanto sarebbe successo in un qualsiasi altro stadio o anche su questi stessi gradoni in altre occasioni – non succede niente. Non una lamentela, non un cenno di scoramento. Forse qualche timida protesta verso l’arbitro per non aver sospeso il gioco con un rossonero a terra o per aver allontanato mister Monaco vestito con gli stessi colori della terna tanto da poter essere confuso a tratti con il guardalinee. Nel buio che avvolge lo stadio, con i soli led pubblicitari a illuminare il rettangolo di gioco si continua a cantare senza sosta mentre per le vie della città brillano note e testi di Puccini a rimarcare un senso di appartenenza intermittente come le luci natalizie.
“Non molleremo mai”.
E inizia a piovere. Quella pioggia che unisce ancora e sempre. Come domenica scorsa a Caronno. Come tutte le volte in cui ci si accorge di quanto sia folle e bellissimo cantare per qualcosa indipendentemente dai troppi qualcuno che la vorrebbero a fette. Fino all’ottantanovesimo, quando le luci non servono più, quando Papini apre l’ombrello alla Pantera, accende i fari e fa i cento metri per arrivare sotto la Ovest seguito da tutti i compagni. È ufficialmente tempo di foto sotto la curva.
Al Porta Elisa così come in Piazza San Frediano: “In te ravviso il sogno ch’io vorrei sempre sognar”.
Ma qui succede sempre, non solo per Natale.
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