Rubriche : romanzo rossonero
martedì, 29 settembre 2020, 08:45
di alessandro lazzarini
La Lucchese, ancora colpevolmente priva del suo nome storico Libertas, esordisce nei professionisti ripartendo esattamente da dove era rimasta in Serie D, ovvero con un centravanti supportato da tre alette leggerissime che agiscono davanti a due mediani che devono sorreggere interamente il peso di una squadra che, pertanto, finisce strapazzata dalla compattezza degli avversari. Stavolta, più che strapazzata, si può dire brutalizzata, perché la (secondo gli addetti ai lavori) modesta Pergolettese imperversa ogni dove e la linea difensiva rossonera non è la solida trincea dei dilettanti, ma un esperimento che per necessità presenta ben tre esordienti nel calcio professionistico. Il risultato è un passivo di tre reti al termine del primo tempo, che però visto quanto sprecato dagli ospiti poteva essere più del doppio, qualcosa di imbarazzante che viene ribaltato nella seconda frazione: così come nella stagione scorsa, dopo averle prese si corre ai ripari aggiungendo peso alla squadra e rendendo più solido il centrocampo, poi con le unghie e con i denti, con tanta grinta e un po’ di fortuna, ma non certo con un gioco che possa esser ritenuto tale, si rimette in piedi una partita che sembrava compromessa. L’unica differenza con la Serie D è che invece che una vittoria ne esce un pareggio. Questa analogia ci sembra l’unico dato significativo di giornata, perché è troppo presto per misurare il valore della squadra e dei singoli, per capire che potenzialità abbia nella nuova categoria. C’è però da rallegrarsi che almeno le qualità morali e di personalità che avevano permesso alla rinata Lucchese di vincere lo scorso campionato, ovvero grinta e capacità di non arrendersi mai, non si siano disperse nella lunga pausa.
Uno spettacolo pirotecnico per pochi intimi, perché al Porta Elisa sono potuti accedere solo pochi addetti ai lavori e giornalisti accrediti (ma erano tutti giornalisti? Forse la società dovrebbe vigilare, perché se il pubblico deve stare fuori dallo stadio, non è giusto che ci siano tifosi che entrano accreditandosi come professionisti senza però sostenere la registrazione di una testata giornalistica, con tutti gli oneri burocratici e deontologici che ciò comporta). La Regione Toscana non ha avallato l’ingresso di mille spettatori come altrove, così la schizofrenica gestione della pandemia si è arricchita di un paradosso in più, cioè il fatto che le persone possano assieparsi al chiuso di un cinema o di un ristorante, ma non all’aria aperta sui gradoni di uno stadio. Non vogliamo spingerci oltre nel commento di queste circostanze, ma nel calderone di commenti più o meno specializzati che da inizio pandemia ci ammorbano quotidianamente, permetteteci almeno di dire che quanto di più inefficiente e insopportabile si sia visto in questi mesi è l’immenso potere decisionale delle Regioni nei confronti del Governo centrale su argomenti di interesse nazionale: forse sarebbe il caso che certe istituzioni fondamentali come la sanità e la salute pubblica fossero governate univocamente dallo Stato, perché con una pandemia in corso non si possono tollerare questi governatori regionali che si svegliano la mattina e si inventano ognuno un provvedimento diverso, magari in certi casi vanificando il lavoro del resto del Paese.
Si diceva, appunto, che lo spettacolo è stato per pochi intimi, ma qualcuno potrebbe ribattere che in fondo la partita si poteva vedere in streaming. Ecco, la piattaforma web ufficiale della Serie C, per la prima campionato, non ha offerto un servizio all’altezza dei nuovi prezzi casualmente ritoccati in aumento in vista di un altro campionato condizionato dal Coronavirus: molti gli utenti, sia a Lucca che a Crema, che non hanno potuto seguire i novanta minuti per assenza di segnale. Insomma, se questo deve essere il mezzo per seguire il nuovo campionato anche nelle categorie inferiori, si faccia in modo che almeno l’immagine compaia in video, o si stabilisca un sistema di rimborsi, perché fa parte di ogni rapporto cliente fornitore il diritto ad essere ristorati qualora non si possa godere del bene acquistato. Certo coi nuovi abbonamenti si possono vedere tutte le partite del campionato e la ‘piattaforma’ potrebbe rispondere che se Lucchese Pergolettese non era visibile se ne poteva vedere un’altra: carissimi, parliamoci chiaro, noi tifosi della Serie C siamo animali in via d’estinzione, siamo strenuamente innamorati dei nostri colori a prescindere dal palcoscenico dove entrano in scena, non siamo consumatori seriali di multinazionali e campioni di cartapesta, paghiamo per vedere i nostri simboli. Che altro senso potrebbe altrimenti avere guardare la Serie C invece che la Serie A?
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