Rubriche : romanzo rossonero

Nessuno fa la fila alla Lidl per una maglia che oltraggia un simbolo

martedì, 17 novembre 2020, 16:28

di alessandro lazzarini

Ai tempi di Orrico se gli avversari avevano i pantaloncini scuri la Lucchese sceglieva di indossarli bianchi. Erano gli anni del pressing ossessivo e del fuorigioco estremo, la rivoluzione di tecnici visionari aveva velocizzato il calcio e l'Omone di Volpara voleva agevolare il lavoro dei guardalinee offrendogli una visibilità migliore. Era questa la ragione per cui la Libertas dell'epoca alcune volte rinunciava alla sua divisa ufficiale, ovvero maglia a strisce rossonera con pantaloncini e calzettoni neri, che si differenzia da quella del Milan che invece li ha bianchi. Abbiamo notato che in questa stagione, come nella scorsa, la Pantera sovente scende in campo con pantaloni e calze rosse, sovvertendo lo schema senza apparente spiegazione. E' una piccola cosa, magari anche motivata da valide ragioni pratiche, ma che vogliamo strumentalizzare per addentrarci nel mare di degrado della tradizione che da anni il calcio industria porta avanti stravolgendo simboli e casacche col fine di fare in modo che il tifoso-consumatore, per sentirsi partecipe delle sorti della propria squadra, ogni anno debba acquistare una divisa nuova, meglio se due e magari anche la terza in edizione limitata.

Inutile citare gli orrori prodotti dall'assillo di doversi inventare sempre qualcosa di nuovo rimanendo nell'ambito di una schema prefissato, cioè un paio di colori e una loro precisa disposizione; quest'anno fra le grandi si fanno notare l'inguardabile maglia a zig zag dell'Inter, alternata con un pigiama a quadri in trasferta forse nel tentativo di superare in cattivo gusto la Juventus vestita come l'Udinese l'anno precedente, ma gli esempi non mancano in ogni dove e categoria. Il fatto è che se le divise rispettassero rigidamente la tradizione la loro vendita non ripagherebbe i Ronaldo, perché una volta che ne possiede una il tifoso sarebbe attuale per anni, forse decenni. E' la stessa cosa che è successa con gli oggetti di consumo all'inizio del Novecento. In quell'epoca erano stati inseriti sul mercato moltissimi nuovi oggetti di grande utilità, lavatrici ad esempio e altri elettrodomestici che facilitavano i lavori di casa; le aziende produttrici realizzavano guadagni incredibili e di conseguenza si era scatenata una folle corsa all'investimento e ad acquistarne i titoli, poi però, all'improvviso, la crisi del '29. Cosa era successo? Quegli oggetti erano pensati per durare nel tempo, si potevano addirittura riparare, quindi una volta che tutti ne avevano uno in casa non esisteva più il mercato e le aziende produttrici erano senza clienti, quindi i ricavi crollarono. Stiamo semplificando un evento complesso, ma è a partire dalla crisi del '29 che il capitalismo si è affinato inventandosi modi sempre nuovi per fare in modo che il regime dei consumi possa configurarsi in eterna crescita.

Ovviamente per attuare questa esigenza c'è prima di tutto bisogno che l'oggetto sia fatto per durare poco e pertanto abbia un prezzo che non ne giustifica la riparazione; in secondo luogo, bisogna rinnovare continuamente l'insoddisfazione del cliente facendolo sentire escluso, non più attuale, insomma decostruendo e ricostruendo le dinamiche e i rapporti sociali definiti dagli oggetti secondo lo schema marxista del 'feticismo delle merci'. Esemplare l’isteria provocata dal lancio in tiratura limitata delle ciabatte e scarpe Lidl, cianfrusaglie il cui irrisorio valore intrinseco è stato completamente ridefinito caricando l’oggetto di qualità metafisiche che lo hanno elevato a status symbol: possedendolo si esterna la nostra capacità di essere migliori di coloro che non sono riusciti ad ottenerlo. La tradizione definisce l'individuo attraverso il riconoscimento in punti fermi che sono icone e simboli di appartenenza a un gruppo o una comunità di valori per lo più immutabile e, pertanto, è il grande nemico della società dei consumi, che invece vuole che l'individuo si definisca attraverso l'esibizione (possesso) di oggetti e feticci che comunicano all'esterno una presunta unicità ottenuta attraverso l'esercizio di una libera scelta totalmente soggettiva, ma che invece molte volte è conformistica: l’individuo, sradicato dalla tradizione e quindi privo di ragioni non negoziabili, può essere indirizzato.

L'errore che fanno gli strenui difensori della tradizione in senso conservatore, chiamiamolo fallacia reazionaria, è quello di pensare che essa sia immutabile: non è così, nel modo più assoluto. Le tradizioni mutano, il gruppo le ridefinisce e le aggiorna col progredire dello spirito del tempo, ma tutto ciò avviene sempre spontaneamente, poiché le forzature arbitrarie nei confronti della società sono sempre destinate a fallire. Le tradizioni che vengono sacralizzate e rese immutabili, invece, diventano rievocazioni, ovvero messe in scena non sorrette da un vero sentimento di identificazione nei fatti rappresentati. Ecco allora che una maglia di calcio può aggiornarsi continuamente senza infrangere il valore simbolico che incarna, ad esempio con l'avanzare della tecnologia passando dalla realizzazione in lana al cotone e poi al sintetico, o essere larga o attillata in base alle mode, ma non può discostarsi dal suo schema iconografico senza disperdere la sua forza identificativa sociale. La difesa dei simboli e delle tradizioni è l'ultimo baluardo della resistenza romantica nei confronti della trasformazione del calcio da folklore in merce di consumo.



Altri articoli in Rubriche


mercoledì, 26 agosto 2026, 09:33

Bcl, arriva il giorno della presentazione

Nell’area esterna dell’Ego Wellness Resort, il 27 agosto alle ore 21 il Basketball Club Lucca presenterà ufficialmente alla vasta platea dei suoi sostenitori il roster completo della prima squadra che parteciperà al prossimo campionato di Serie B Nazionale


lunedì, 24 agosto 2026, 08:52

Bcl, è tempo di Open Day

Pochi giorni ancora e il Basketball Club Lucca aprirà le porte delle sue palestre per dare libero accesso al futuro. Con il primo settembre, tutti i nati tra il 2015 e il 2021 potranno liberamente varcare la soglia della palestra del Basketball Club Lucca e buttarsi a capofitto nel meraviglioso...



mercoledì, 19 agosto 2026, 19:01

Il Bcl si presenta: ecco i programmi

Al tavolo della conferenza stampa organizzata dal Basketball Club Lucca, il presidente Benigni, il vicepresidente Donati, il vicepresidente responsabile e direttore sportivo Vangelisti, l'assistente DS Tempestini, il coach Evangelisti e i suoi assistenti Di Giambattista e Alfieri, il capitano della squadra Barsanti e per il BCL – LAB il presidente...


giovedì, 13 agosto 2026, 14:31

Bcl, la prossima stagione una delle più impegnative degli ultimi dieci anni

Se una parte del BCL è tutt’ora in piena elaborazione dei preparativi per la B nazionale, un altro cospicuo gruppo è in ugual misura impegnato a predisporre tutto il necessari per affrontare il nuovo campionato della Dr1