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La storia identitaria e romantica dell'Austria Salisburgo

giovedì, 28 settembre 2023, 08:06

di alessandro lazzarini

Quando nel 2005 la multinazionale Red Bull rilevò l'Autria Salisburgo salvandolo dal fallimento, decise di cambiare nome, colori sociali e stemma, opponendosi alle rimostranze dei tifosi dichiarando che "Le proteste sono robe da bambini. Questo è un club nuovo, non esiste più tradizione".

Fondata nel 1933, l'Austria Salisburgo aveva in origine i colori sociali bianco-viola e uno stemma originale composto dal profilo della città che sovrasta la scritta 'Austria' e una S stilizzata su una V rovesciata; oggi la principale squadra di Salisburgo è biancorossa e il suo logo ricalca quello della nota bibita da cui deriva il nome. Burocraticamente il Red Bull Salisburgo è nei fatti l'Austria Salisburgo che ha deciso di cambiare denominazione, colori e stemma, ma i più romantici fra i tifosi non hanno mai accettato la mutazione: per loro aver spazzato via la tradizione significa aver cancellato la squadra per cui tifavano e poco importa se in meno di vent'anni la nuova società ha conquistato 9 Coppe d'Austria e 14 dei 17 scudetti vinti dalla squadra nella propria storia. Fatto sta che all'indomani del nuovo corso, dopo un serrato confronto con la nuova proprietà che alle richieste di mantenere i simboli storici aveva giusto concesso i calzini viola al portiere, questo gruppo di tifosi aveva deciso di far rinascere il 'vero' Austria Salisburgo da quelle che consideravano ceneri. Così è stata fondata una nuova società con denominazione, stemma e colori della tradizione ed è iniziata una scalata dalla più bassa categoria austriaca fino ad arrivare oggi alla terza serie nazionale, risultato sufficiente affinché ieri si compisse la storia, ovvero il primo scontro con il Red Bull Salisburgo.

Giocata alla Unterberg Arena di Grodzig, uno stadio di quattromila posti adatto a contenere la tifoseria, la partita è stata un vero e proprio evento, presentata dai padroni di casa dell'Austria Salisburgo senza mai utilizzare il nome degli avversari, considerati illegittimi usurpatori e nel materiale promozionale abbreviati giusto con RBS. Ovviamente il Red Bull ha stravinto come era logico che accadesse vista la distanza tecnica fra le due squadre, ma l'occasione ha riscosso un certo interesse nel mondo ultras per la sua valenza simbolica, ovvero una disputa che ha visto sul campo confrontarsi due squadre che si rivendicano come legittimi eredi di un club storico, mentre sugli spalti ha opposto due diversi modi di concepire il calcio come tifosi: quelli romantici che cercano appartenenza e tradizione contro quelli consumistici moderni, che comprano spettacolo, terze maglie e cercano soprattutto vittorie. I secondi numericamente prevalgono ma una domanda, infine, ci sorge spontanea: cosa mai sarebbe costato a Red Bull, in termini di visibilità, cercare di portare il nuovo mantenendo la tradizione? L'accantonamento di quei valori a cui alcuni tifosi erano affezionati, tutto sommato, sembra più una forma di arroganza che una vera e propria necessità promozionale.



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